
Perché abbiamo lasciato WordPress
Il nostro vecchio sito non era messo male: hosting decente, plugin di cache, tema ottimizzato. Il problema era strutturale, e si vedeva in tre punti.
Ogni visita ricostruiva la pagina. WordPress è PHP: a ogni richiesta interroga il database, monta il tema, esegue gli hook dei plugin e solo alla fine consegna l'HTML. La cache nasconde il problema finché regge; appena la si svuota — un aggiornamento, una modifica, un picco di traffico — il tempo di prima risposta torna a farsi sentire.
Ogni funzione era un plugin di qualcun altro. Cache, SEO, form di contatto, sitemap, ottimizzazione immagini, sicurezza: sei autori diversi, sei calendari di aggiornamento diversi, sei fogli di stile e script caricati su ogni pagina anche dove non servivano. E i plugin obsoleti restano la prima causa di siti WordPress compromessi — lo raccontiamo anche nella pagina di assistenza sito web, perché è il lavoro che facciamo tutti i giorni sui siti dei clienti.
Ogni modifica costava troppo. Aggiungere una sezione voleva dire aprire un page builder, combattere con i margini e sperare che l'aggiornamento successivo non spostasse tutto. Non è un difetto morale di WordPress: è il prezzo di un sistema che deve andare bene per chiunque.


