
Cinque lavori diversi che spesso hanno lo stesso nome
Manutenzione correttiva. Risolve un difetto rispetto al comportamento concordato. Se il capitolato dice che un utente autorizzato può scaricare una fattura e il pulsante produce un errore, si tratta di una correzione. Per decidere senza discussioni servono requisiti e criteri di accettazione chiari: ‘non mi piace più questo flusso’ è una richiesta diversa da ‘questo flusso non fa ciò che abbiamo approvato’.
Manutenzione adattiva. Adegua l’app a un ambiente che è cambiato: una nuova versione del sistema operativo, una regola dello store, una libreria non più supportata, un’API esterna aggiornata. L’app non è necessariamente stata progettata male; vive dentro un ecosistema che continua a muoversi.
Manutenzione preventiva. Riduce la probabilità di incidenti futuri. Comprende aggiornamento delle dipendenze, revisione di log e alert, prove di ripristino, rimozione di componenti obsoleti e correzioni emerse da controlli di sicurezza. È il lavoro meno visibile e spesso quello che evita le urgenze più costose.
Manutenzione operativa. Tiene in funzione ciò che sta dietro l’icona: server o funzioni cloud, database, storage, email, notifiche push, code, certificati, backup, monitoraggio e servizi di terze parti. Alcune voci sono lavoro; altre sono consumi fatturati direttamente dai fornitori.
Evoluzione. Una nuova schermata, un ruolo aggiuntivo, un diverso processo di pagamento o un’integrazione non prevista sono sviluppo evolutivo. Possono essere piccoli cambiamenti, ma modificano il perimetro. Chiamarli ‘manutenzione’ non li rende gratuiti né li rende automaticamente inclusi.
