SEO on-page

Nofollow e link: cosa significa davvero

L'attributo nofollow è nato per dire a Google «non seguire questo link». Oggi la storia è più sfumata: esistono tre varianti e Google le tratta come suggerimenti. Qui trovi quando usarli, dove gli errori costano caro e perché i link interni quasi mai vanno bloccati.

A cura di ContatPubblicato il 8 min di lettura
Editor SEO classifica collegamenti utente, sponsorizzati ed editoriali in un percorso ordinato
Ogni collegamento porta con sé un contesto

Etichettare ogni tipo di link

La scelta dell'attributo dipende dal contesto del collegamento: contenuto degli utenti, rapporto commerciale o raccomandazione editoriale. Rendere visibile questa differenza evita automatismi sbagliati.

I tre attributi

Un normale collegamento <a href> è, per Google, anche un segnale: «questa pagina mi sembra utile e pertinente». L'attributo rel modifica quel segnale in tre modi:

  • rel="nofollow": il classico. Nasce nel 2005 contro lo spam nei commenti; dal 2020 Google lo considera un suggerimento, non un comando assoluto — in pratica può comunque scegliere di usare quel link per capire il web.
  • rel="sponsored": per link pubblicitari, sponsorizzati o frutto di accordi commerciali. È la dichiarazione onesta che quel collegamento è stato pagato.
  • rel="ugc": per contenuti generati dagli utenti: commenti, post del forum, recensioni scritte dai visitatori.

Puoi combinare gli attributi (rel="ugc nofollow"). La differenza pratica rispetto al passato: prima nofollow era una istruzione rigida, oggi è un indizio tra molti. Non cambia però il principio di fondo: i link sono raccomandazioni, e le raccomandazioni comprate vanno dichiarate.

Quando usarli

  • Contenuti degli utenti: commenti e contributi non verificati meritano almeno ugc. Non puoi garantire ogni URL inserito dai tuoi visitatori.
  • Link pubblicitari e di affiliazione: sempre sponsored. Le linee guida di Google sui sistemi di link richiedono la qualifica dei link a pagamento; nasconderli è una violazione, non un'ottimizzazione.
  • Widget e embed distribuiti: se distribuisci codice che altri incorporano con dentro i tuoi link, valuta nofollow: link massivi generati automaticamente sembrano manipolazione anche quando nascono buone intenzioni.
  • Fonti che non vuoi sostenere: citare una notizia senza volerla raccomandare (per esempio per smentirla) è un caso legittimo di nofollow.

L'anchor text — le parole cliccabili del link — resta importante su tutti i tipi di collegamento: descrive la destinazione. Ne parliamo nella guida dedicata all'anchor text e al suo significato.

Errori comuni

  • Nofolloware tutti i link esterni: credenza vecchia di dieci anni («il PageRank si perde»). Citare fonti autorevoli con link normali è un segnale di qualità, non una perdita.
  • Nofollow sui link interni importanti: come detto, autolesionismo.
  • Sponsored mancante sui link a pagamento: il rischio non è teorico: penalità manuali sui sistemi di link esistono e vengono applicate.
  • Usare nofollow per «risparmiare autorità»: l'idea di dosare il PageRank link per link è superata dal modello a suggerimenti; pensa alla qualità dei collegamenti, non al loro conteggio.
  • Confondere nofollow con deindicizzazione: un link nofollowato può comunque essere seguito da Google per scoprire la pagina; se non vuoi che una tua pagina appaia nei risultati servono noindex o rimozione, non attributi sul link.

Domande su nofollow e link

Dal 2020 Google lo tratta come suggerimento: può usarlo per la scoperta, l'analisi o il ranking, oppure ignorarlo. Non è più un interruttore assoluto, ma resta il modo corretto di qualificare certi collegamenti.
Non serve una campagna di pulizia. Rivedili se li hai messi su link interni importanti o su citazioni legittime; lascia quelli su commenti e aree tecniche dove hanno ancora senso.
Sponsored è la scelta corretta e più precisa secondo le linee guida attuali; nofollow è tollerato come alternativa. Ciò che non è tollerato è il link a pagamento non qualificato.
Sì, e spesso molto: un link cliccato da una pagina frequentata porta visite reali indipendentemente dall'attributo. Il traffico diretto è un valore dei link che le metriche SEO pure tendono a sottovalutare.
Dal codice HTML delle pagine cercando rel="nofollow", "sponsored" e "ugc", oppure con un crawler gratuito. Su WordPress controlla anche i plugin di commenti e i template dei widget, che a volte aggiungono l'attributo da soli.

Struttura di link sotto controllo

Audit dei link interni ed esterni del tuo sito: dove perdono valore, dove violano le linee guida, come sistemarli.