Quali tipi di MVP esistono?
Non tutti gli MVP richiedono subito un'app completa. La forma dipende dall'ipotesi più rischiosa da verificare.
- Intervista sul problema: precede il prodotto e verifica contesto, frequenza e costo del problema. Le intenzioni dichiarate sono però evidenza debole.
- Landing page o smoke test: presenta la proposta e misura richieste, iscrizioni o preordini. Verifica l'interesse, non l'uso del prodotto. Se il prodotto non esiste ancora deve dirlo con chiarezza: un test non giustifica una promessa ingannevole.
- Preordine o crowdfunding: misura un impegno più forte di un click e avvicina il test alla disponibilità a pagare.
- Concierge MVP: il servizio viene svolto manualmente dietro un'esperienza semplice. Serve a capire quale risultato conta prima di automatizzarlo.
- Wizard of Oz: l'utente percepisce un processo assistito dalla tecnologia, mentre alcune operazioni sono gestite dal team. È utile quando l'automazione completa sarebbe costosa, purché privacy e aspettative restino trasparenti.
- Single-feature MVP: app o web app con una sola funzione centrale eseguita molto bene. È la forma più comune per un prodotto digitale.
- No-code o low-code MVP: combina strumenti esistenti per testare workflow e domanda rapidamente, accettando limiti di personalizzazione e scalabilità.
- MVP tecnico: include backend, interfaccia e infrastruttura essenziali quando l'ipotesi riguarda performance, integrazioni, dati o fattibilità.
- Marketplace a una città o una nicchia: limita utenti, territorio o categoria per affrontare il problema della liquidità iniziale.
La scelta non dipende da quale versione costa meno, ma da quale produce la prova più utile. Le evidenze hanno pesi diversi: un'opinione ipotetica è più debole di un comportamento; un click è più debole di un utilizzo ripetuto; un utilizzo è spesso più debole di un pagamento. Se dobbiamo capire se le persone cliccano, basta una landing. Se dobbiamo capire se tornano ogni settimana, serve un prodotto utilizzabile.