
Cosa vede Google di un widget chatbot
Google elabora le pagine in tre fasi: scansione dell'HTML, rendering del JavaScript, indicizzazione. Il rendering usa una versione aggiornata di Chromium, ma passa da una coda: la documentazione ufficiale di Google Search Central precisa che una pagina può restare in coda qualche secondo, ma anche molto di più (fonte: Google Search Central). Un contenuto che esiste solo dopo l'esecuzione dello script del chatbot arriva quindi all'indice in ritardo, quando arriva.
Tre fattori riducono ulteriormente la visibilità di quello che il widget produce:
- L'iframe: molti widget disegnano la conversazione dentro un iframe servito dal dominio del fornitore. Quel contenuto non appartiene alla tua pagina: è una risorsa di terzi, incorporata.
- Il caricamento ritardato: molti script partono solo al primo scroll o al primo clic per non appesantire l'avvio. Se non c'è interazione, il pannello non viene nemmeno costruito: per il crawler quella parte di pagina è vuota.
- La natura effimera delle conversazioni: ogni dialogo è diverso, temporaneo, personale. Non è una risorsa stabile che un motore possa catalogare, mostrare nei risultati o far arrivare dai motori.
C'è poi il fronte degli assistenti AI: le analisi indipendenti disponibili concordano nel dire che i crawler dei sistemi generativi leggono l'HTML grezzo senza eseguire JavaScript. Per loro il widget semplicemente non esiste. La conseguenza pratica è una sola: qualsiasi contenuto ti sta a cuore deve stare nell'HTML servito dal server, non dentro la memoria di un bot.